Trama. Non siamo ancora al 2012, data fissata per la fine del mondo, ma il clima in un paese dell'Europa è così caldo da far presagire a un disastro. In un clima di violenza inaudito, al limite della guerra civile, un Presidente del Consiglio viene colpito al volto con un oggetto contundente che lo costringe ad assentarsi per qualche giorno dall'assiduo lavoro che finora ha prestato in Parlamento. La preoccupazione è alle stelle, i politici sono spaesati, 'hanno colpito il premier' gridano all'impazzata: sono scene di isteria che culminano con la condanna alla reclusione del trasgressore. Ma c'è un colpo di scena: egli, il malvivente, è insano di mente. Lo si può capire, allora. Magari anche perdonare. Solo non si spiegano le migliaia di persone che sul mezzo più sincero che esista, Internet, cominciano a sostenere l'azione violenta del pazzo in questione, lanciando messaggi di condivisione, aprendo fan club e destando la preoccupazione di chi invece ha condannato il gesto. Ma come è possibile? La soluzione diventa quella di oscurare il mezzo. Oppure lanciare l'allarme di un nuovo e inspiegabile virus che induce ad odiare i mafiosi e a volerli linciare in pubblico. No, questo sarebbe troppo chiaro. Oscurare il mezzo è l'unica soluzione. Prima di tutto al tiggì vengono passate solo notizie di affettuoso conforto verso il premier e numerosi personaggi sconosciuti all'opinione pubblica vengono intervistati, tra cui Emilio Fede, Bruno Vespa e Lino Banfi. Poi vengono ripresi i comitati di sostenitori che, nonostante il freddo, presidiano il San Raffaele per essere vicini al premier. Secondo gli organizzatori si tratta di un decina di fedeli. Secondo la questura si tratta di 1 milione e mezzo di manifestanti giunti da tutta Italia. Minzolini cancella il palinsesto e crea un nuovo Grande Fratello con una telecamera fissa nella stanza di degenza del Presidente e sette ragazze dai facili costumi vestite da infermiere. La vincitrice concorrerà per le prossime presidenziali. Una nuova saga si è appena aperta: ne vedremo delle belle con questo rinnovato Signore risorto. Intanto la sua Milano ha avuto un boom di vendite di Duomo in miniatura. Nel male, quello che non ci perde mai è il mercato. Il Suo mercato.
Commenti a fine film di uno spettatore: "l'esempio di quest'uomo mi ha insegnato ad apprezzare la Mafia. Non è così brutta come la si dipinge. Perlomeno non ho mai visto un mafioso tirare un Duomo in faccia a qualcuno. Loro sono meglio educati. Anch'io prima lo odiavo, ma ora mi fa tenerezza tanto che voglio dirgli: 'Ti voglio bene, Silvio e non permetterò che succeda di nuovo".
(Per la par condicio si riporta un commento di un disgraziato comunista del quale non terremo conto): "Quando ho letto la notizia che Berlusconi si sarebbe dimesso a giorni ho gioito in un modo che non mi era mai capitato prima. Poi ho capito che si sarebbe dimesso dall'ospedale. Peccato"
Trama. Un serpentone viola che va dalle 90mila (secondo la Questura) al milione (secondo gli organizzatori) attraversa la città di Roma, tranquillo, pacifico, gridando slogan liberativi come "Fuori la Mafia dalla Stato", "Dimettiti", "Berlusconi pezzo di merda", "Chi non salta Berlusconi è" e tanti altri. Un serpentone contro il biscione delle tv. Una giornata stancante, lo si vede sui volti dei protagonisti, ma soddisfacente, piena di vita e finalmente di politica senza partiti. Alcuni politici a dir la verità fanno un cammeo, da Di Pietro a Marino, e sono come un'immagine televisiva quando uno fa zapping: non resta nulla. Ore di cammino per arrivare alla piazza dove ogni anno si festeggia il lavoro, il 1 maggio. Quel giorno invece si è celebrato il precariato, il 5 dicembre, unita alla lotta contro la politica mafiosa del governo. Gli interpreti che intervengono sono tanti e molto conosciuti, almeno da chi non guarda la tv: Monicelli, Scola, Celestini, Moni Ovadia, Ulderico Pesce ma le parole più infiammanti le pronuncia Salvatore Borsellino, dopo 17 anni una voce che non dimentica una strage dimenticata. E lì, migliaia di giovani e meno giovani che applaudono, si commuovono, si spellano le mani. Tutti con un obiettivo condiviso. Un'opposizione finalmente. Quella ufficiale non c'è, incapace di ascolare la gente. Ma chi la vuole più quell'opposizione inutile fatta in Parlamento? Finché si avranno 40 euro da investire si scenderà a Roma e si protesterà. Molto più utile. E la gente non dovrà guardare il tg o leggere La Stampa per avere notizie sull'evento: lì non le troveranno ma su Internet sì. su Internet ci sarà tutto. Nel bene e nel male. Per gente capace di spirito critico.
Colonna sonora: Roberto Vecchioni canta F. De Gregori. "Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore".
Trama. Un gruppo anonimo di internauti ordisce una rivolta segreta contro il Presidente del Consiglio in carica. Una rivolta dal fastidioso colore viola. La peculiarità dell'evento sta nel fatto che non esiste un leader che guidi la manifestazione. Per la prima volta nella storia, uno stato non sa chi punire. A chi dare la colpa? Al web? Ad un gruppo di giovani virtuali? Se solo si potesse risalire partendo da quel fastidioso colore viola... Comunque quello che lo stato ha sempre cercato di fare con i cittadini, cioè dematerializzarli, ora è successo. E la forza dell'anima è maggiore di quella del corpo. Google e Microsoft vengono interrogati dalla Digos per riuscire ad avere informazioni rispetto agli organizzatori. Ma in cambio ricevono informazioni sui loro avatar. Un esercito di avatar. Di un fastidiosissimo colore viola. Che fare? Mandare un virus? Ordinare la formattazione di tutti i pc in Italia? Questa è l'idea. Sostituire i computer con dei nuovi 'digitali informatici'. I nuovi digitali informatici hanno lo scopo primo di sostituire tutti gli apparecchi con scatole elettroniche costruite da aziende amiche e quindi aumentare esponenzialmente il loro fatturato, e secondo, attraverso la temibile arma della risintonizzazione, guastare il segnale Internet dei maladetti e depravati manifestanti. Risintonizzazione rigorosamente in bianco e nero. Ma questo pare un movimento diverso. Un movimento non antipolitica ma bensì a favore della politica, quella dell'umiltà, del rispetto della legge e della Costituzione, quella della decrescita. E così, come non bastarono i tentativi di legge per ridimensionare la libertà di navigazione o l'inventata mancanza di fondi per la banda larga, anche la risintonizzazione sfugge quale strumento di regime all'indomabilità della rete. La rete vince. Il Presidente del Consiglio viene destituito e nel paese si instaura un regime di tranquillità. Un torrente di tranquillità di un soave, delicato, profumatissimo colore viola. Fino a quando il colore viola andrà di moda, perlomeno.
Finalmente sono arrivate. Le scuse. Ce le aspettavamo. Le scuse. Sono arrivate con una facilità che non si può non pensare all'ennesimo piano politico preparato a tavolino. Le scuse di Brachini dovrebbero essere trattate in tutto il mondo per un'analisi del linguaggio. E' il linguaggio del servo. Dell'informazione serva del potere. Ma andiamo per ordine. Ordine, sì. Ordine e disciplina, come vorrebbero alcuni. Dopo il servizio che condanna alla stravaganza, sinonimo di comunista e nemico dello stato a quanto pare, il giudice Mesiano, lo pseudo-giornalista Brachini (lo pseudo è di norma altrimenti mi sanguina il cuore) ha chiesto scusa. E lo ha fatto attraverso la stessa trasmissione da cui ha lanciato la provocazione, e ha chiesto scusa senza contradditorio. Sì perché ci vorrebbe anche il contradditorio per le scuse. Mentre lui si è contraddetto. Altroché.
Lui di solito va a braccio. Ma oggi leggerà ciò che ha scritto. Che tradotto diventa: lui di solito va a braccetto, con il capo, e oggi ci leggerà ciò che il capo gli ha detto di dire.
Ma andiamo con ordine. Ordine e disciplina come vorrebbero alcuni che credono il Giornale un giornale (che ha intitolato la notizia delle scuse di Brachetti "Tre domande al giudice Mesiano"). "Fra i tanti servizi realizzati da una testata, ci si concentra solo su quelli un po’ più sfortunati." ha detto Brachini. Sfortunati? Sfortunati perché esiste ancora una stampa che parla e un'opinione pubblica che si indigna per un servizio chiaramente confezionato contro il giudice che ha condannato il tuo padrone per corruzione? Ah sì, allora siete stati sfortunati.
"Mi impegno a non trasmettere più quelle immagini, cosa che dovrebbe fare anche chi indignato mi critica, e criticando le ri-trasmette in continuazione, dalla Sky di Murdoch a Raitre, trasformando il rimedio in qualcosa di più grave della malattia." Questo più 'grave della malattia' mi fa capire ancora che purtroppo Brachini non ha capito cos'è l'informazione.
"Le critiche appunto, o meglio la marea di insulti e di lezioncine piovute su di me, sulla giornalista autrice del pezzo e sulla testata. Nel polverone vorrei che il pubblico avesse gli occhiali a infrarossi per separare il giusto da ciò che è strumentale." Qui Brachini incomincia a prendere una deriva particolare: insulti mi sembra abbastanza normale... Che voleva? Il Pulitzer? Il nobel per la pace? Per quanto riguarda le lezioncine credo che non gli sarebbero bastati 10 anni di università, a lui e alla giornalista incaricata di confezionare il pacco, per imparare il significato di lealtà professionale. Io nel polverone spero la prossima volta che ci sia qualcuno che meni le mani... Tanto non sarebbe visto...
"Noi non pediniamo nessuno. [...] Mesiano è diventato un personaggio di pubblico dominio. In questo contesto ho deciso di trasmettere quelle immagini, per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto." Come faceva un personaggio di cui si era sentito parlare poco essere di pubblico dominio? Lo è diventato sicuramente dopo il video trasmesso su Canale5. Così gli avete dato una sostanza. Dopante. E poi se non è un pedinamento quello...
"Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti. La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta. Ricordo con terrore un romanzo di Kundera, Lo scherzo, in cui il protagonista finisce ai lavori forzati per un umorismo non gradito. Per fortuna era la Cecoslovacchia comunista degli anni ’60." Che non si facciano valutazioni è vero. E' privo di senno un servizio del genere, come può avere un contenuto. Lo si capisce subito che è la reazione patetica di una persona delirante e affamata di potere che vede il suo impero crollare a piccoli pezzi. E' una reazione alla paura di essere scoperto. E reagisce con una battuta. Quello che viene meglio a Berlusconi. Forse solo quello, a dire la verità. E meno male, ribadiamo, che non siamo in epoca comunista. Pfui!
"Certo, c’è l’aggettivo «stravagante». Come ricorda lo Zanichelli, stravagante vuol dire raro anche nel senso di originale, fuori dagli schemi. E allora?" Ma sullo Zanichelli c'è 'prendere per il culo'? O 'fesso'? Se no devo inventarla una parola per descrivere come mi sento.
"il pedinamento ossessivo è un’altra cosa" Già. Questo è pedinamento normale, base. Non basta?
"C’è una sproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie. Ma le lezioni davvero inaccettabili sono quelle che arrivano dal quotidiano la Repubblica. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere? Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del premier, rubate con un telefonino? Un magistrato ricopre un ruolo pubblico importante, ma se non sbaglio anche la presidenza del Consiglio è un’istituzione importante." Eccoci qui. Voi spiate il mio padrone, che va a prostitute e poi racconta balle alla moglie e al popolo e io vi spio il giudice che lo incolpa di corruzione. Pari e patta. O non è la stessa cosa?
Ma veniamo alle tre domande, che sono: "Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza? Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è «stravagante» decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?" 1) Ovviamente ci vorrebbe un premio a chi riesce a mandare in prigione Berlusconi. Nemmeno l'intervento dell'Onu lo scalzerebbe dalla sua poltrona quando dovrebbe, in un paese democratico, perlomeno essere agli arresti domicialiari. Almeno. E comunque non credo che la promozione sia una cose che si decida così facilmente. 2) E le idee politiche di un giornalista ipocrita che dice di fare televisione libera? 3) Vero. Pare strano che la magistratura italiana per una volta non abbia fatto cadere in prescrizione un processo a Berlusconi. Davvero "stravagante".
"Non fare tutto questo chiasso. Dopo tutto, non era la prima volta"
Berlusconi sta male. E' ammalato. Non vince più come una volta. Ma anche il tipo di giornalismo che si porta dietro sta male. Sta diventando ridicolo. E sta mettendo a dura prova gli italiani che tra poco si accorgeranno del grado grottesco che ha raggiunto l'informazione di parte berlusconiana. Da poco i suoi giornali, 'Il Giornale' e 'Libero', hanno lanciato la campagna per non pagare più il canone Rai a causa di programmi come AnnoZero. Povero Minzolini: e lui che credeva di essere riuscito ad entrare tra le grazie del premier. Forse sperava anche lui di poter entrare nell'harem sardo ma ora rischia di vedersi decurtato lo stipendio. Già me lo immagino: un direttore di un noto tg nazionale in cassa integrazione. La cassa integrazione della verità. Ma credo che già tutti, in tempi di crisi, ci siamo accorti che l'informazione è in cassa integrazione. Cioè ci viene somministrata una verità ridotta e a tratti, come dicevo, ridicola. L'ultimo esempio parte dal colpo inflitto all'innocente premier: la multa che Fininvest dovrà pagare (se la pagherà) di 750 milioni di euro, la più alta nella storia giudiziaria italiana. Un altro record, dopo la percentuale di consensi da parte dei suoi elettori. Dovrebbe essere contento. E infatti l'ha presa con allegria. Ha commissionato due pagliacci, Claudio Brachino di Mattino 5 e Sallusti de 'Il Giornale', di creare un video per mostrare a tutti le 'stravaganze' del giudice Mesiano, il giudice che ha portato a termine la causa contro l'impero televisivo del premier. Il giudice viene seguito, pedinato da una telecamera (manco per i mafiosi è riservato lo stesso trattamento) un sabato mattino durante la sua normale vita da cittadino. Si vede il giudice recarsi dal barbiere mentre una vocina simpatica lo descrive ancora ignaro della sua promozione (che tra l'altro promuoverlo proprio in questo frangente non è stata una furbata da parte del Csm. Che gli costava aspettare? Mah!). Egli viene mostrato come un tipo nervoso, che fuma continuamente una sigaretta dietro l'altra, e cammina avanti e indietro davanti al locale ancora chiuso. Davvero stravagante: fosse una persona normale avrebbe un barbiere a casa. E invece di camminare avanti e indietro si farebbe accompagnare da un volo di stato. Poi si fa tagliare la barba e così si rilassa. Con la schiuma. Che stravagante. Perché non se la fa impiantare pelo per pelo? Infine lo si ritrae su una panchina vestito, udite udite, con camicia bianca, pantaloni blu e calzini turchesi. Manco un polsino di Armani! Un bottone di Coco Chanel. E le scarpe che indossa saranno sicuramente delle copie cinesi. Basta. Non se ne può più di 'sti giudici poveracci. Già che è costretto a pagare, il signor Berlusconi, vuole essere condannato da una persona del suo rango! Il video in questione segue l'articolo pubblicato da Alessandro Sallusti, una statua di cera degna del museo Madame Toussand, condirettore de 'Il Giornale'. Il manichino si lamenta che il giudice è stato sorpreso in un ristorante ad esultare e a brindare una volta appreso che al premier fosse chiesto di dimettersi. "Un giudice che brinda alla caduta di Berlusconi la legge, oltre che il buon senso, deve impedire di giudicare Silvio Berlusconi." Ha ragione. E' pericoloso, in un clima da Granda Fratello (quello di Orwell), mostrare in pubblico le proprie emozioni e quelle di molti italiani. Meglio farlo in privato. Magari dando una festa privata. A palazzo Grazioli.